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Soglie - introduzione
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SOGLIE

 

 


 

 

soglie  www.darioapostoli.com 16Questo progetto ancora in atto, è un’indagine sulle relazioni, una visione personale e introspettiva dal nome “SOGLIE”. Attraverso l’immaginario, cerco d’interpretare con immagini fotografiche un modo di percepire luoghi ordinari urbani, normali, abituali, di visita o di semplice passaggio. Luoghi in cui,  anche se apparentemente insignificanti, si manifestano dinamiche di solitudine collettiva, disinteresse reciproco fra moltitudini umane.

Situazioni sempre più marcate del vivere, nelle quali la marea umana tende a manifestare il proprio ego chiudendosi al mondo esterno e maturandone uno proprio, nel tentativo di sfuggire alle relazioni col prossimo, col proprio ambiente, con se stessi. Un processo simile porta inevitabilmente ad avere una percezione distorta del mondo, con l’ovvia conseguenza di volerne costruire uno a proprio piacimento, illusorio, fittizio, in un luogo immaginario, lontano e inaccessibile. Tutto ciò non crea valore e causa inevitabilmente sofferenza. 

Soglie parla di una visione della vita qui ed ora, nei luoghi che si frequentano abitualmente  o meno, in cui vi è la possibilità di risvegliare la propria autocoscienza, col desiderio di apprezzare ogni singolo istante. L’intento  sta nel voler  restituire la lucentezza andata perduta e sostituita dall’ordinarietà e dal torpore quotidiano, attraverso le immagini.  Rappresentare un mondo cristallizzato dove l’uomo occupa fisicamente e spiritualmente ogni spazio. Ogni luogo può essere una soglia, dalla quale si può cogliere tutto ciò che vi è d’essenziale nel mondo ordinario.


 

Desiderio dinamico di una società ideale


Le soglie di passaggio, sono punti dai quali, attraverso una presa di coscienza, dario apostoli 2010 - soglie n 25cambia la visione “ideale” di luogo favorevole. Per cui questa connotazione non prenderà più la forma dell’agognato luogo da raggiungere, bensì quella del punto per ricominciare. Un varco da oltrepassare, che richiede dinamismo e una grande disponibilità al cambiamento. Margine dal quale si avanza con la determinazione di rimettersi in discussione, cambiare abitudini, aprirsi. Confine fra l’oscurità e la luce.

La visione del luogo ideale spesso è stata standardizzata attraverso vari stereotipi, comunque sempre identificati come luoghi fisici e specifici in cui ritrovare controllo, stabilità, serenità, felicità, rilassatezza, agio. Spazi idealizzati, immaginari, lontani, isolati dalla vita reale, distaccati da noi stessi.

La luce bianca rappresenta un nuovo inizio, una soglia di passaggio verso qualcosa di nuovo, puro, elevato. Passato e futuro uniti dal presente.

E’ un’energia nuova che aiuta a liberarsi da vecchi modelli, varcare la soglia della coscienza e del coraggio, abbandonare l’abitudine ad isolarsi, ghettizzarsi in luoghi apparentemente privi di tranelli. Ma, fino a quando l’uomo non rispetterà, nè comprenderà, il valore della propria natura e quella dei suoi simili, questa energia non potrà manifestarsi.  Liberarsi significa abbandonare la visione duale della vita: buio e luce sono due aspetti che coesistono, non sono separati fra loro. E’ l’abitudine umana che tende a separare i concetti. L’esistenza è una continua soglia nella quale si compenetrano tutti i fenomeni. Separazione e unione comunicano. Divengono un tutt’uno.

E’ sicuramente attraverso le soglie che lo spazio ideale in cui vivere si realizza, non  altrove. Il luogo adatto e favorevole per rivoluzionare, rinnovare l’esistenza è prossimo a noi più di quanto si immagini. Condivisione, gioia, coraggio, speranza, apertura, tolleranza, apportano un miglioramento continuo a noi stessi e al nostro ambiente.


(Dario Apostoli)

 


 

 


 

Desiderio dinamico di una società ideale

di Dario Apostoli

 

"Passato e futuro uniti dal presente", così Dario Apostoli sente il senso del tempo nelle proprie immagini fotografiche. Con questa riflessione sul tempo egli ci introduce nella natura delle sue fotografie che trasformano le sembianze della realtà in un genere particolare di immagine che rappresenta più un pensiero che la materialità delle cose.

I toni alti bruciano i dettagli e con loro, annullando i segni delle storie tolgono la patina del tempo agli scenari. I colori esplodono sullo sfondo chiarista e ci pongono di fronte a una visione del mondo divenuto pura immagine, nel quale la figura umana appare solitaria, o se in gruppo mossa da un misterioso rituale di massa; in ogni caso è l'uomo a determinare il senso del messaggio dell'autore.

La figura umana partecipa alla staticità solenne, a volte epica, di queste rappresentazioni di nonluoghi, spazi di metropoli pensati solo per il passaggio e non per l'albergare, e che pertanto non consentono il formarsi di relazioni e quindi di storie. Nelle immagini ci appare un'umanità errante che mentre attraversa questi spazi metropolitani sente l'energia sgarbata della modernità e capisce di vivere già nel proprio futuro.

Nelle fotografie se il passato si mostra nelle cose appartenenti a storie ormai consumate, il futuro lo vediamo nell'audacia del pensiero innovatore che reinventa il mondo. Unire nell'immagine di un presente, il passato e il futuro, equivale a rappresentare il "tempo sospeso" di un mondo che perde i ritmi della pulsione cardiaca e per un istante fotografico ci appare simulacro sublimato di se stesso.

Dario Apostoli con le sue immagini ci mostra la propria presa di coscienza del paesaggio urbano elevato ad un alto grado di perfezione formale che come ogni bellezza raggiunta aspira a formulare un messaggio per l'eternità.

 

(Silvano Bicocchi)

 

 


 

 

La ricerca di Dario Apostoli ha avuto negli anni uno sviluppo coerente quanto sorprendente. La coerenza dei suoi scatti riguarda l’indole propria di immagini che tendono ad astrarre gli elementi della visione per farne tavole ottiche in cui l’equilibrio quasi geometrico delle forme e dei colori sottende una vibrazione dolorosa, seppure sempre sottotraccia. Era così nel suo (forse) primo ciclo compiuto, le Ruggini, dove Apostoli risolveva in immagini di lamiere e patine consunte la sua attitudine a una fotografia essenzialmente pittorica, ma immessa nel ritmo del ciclo, della narrazione. Ed è così a ben vedere nei recenti lavori video, in particolare in Laudomia, dove l’ambientazione cimiteriale prosegue l’astrazione, la monumentalità incarna la geometria, la seppiatura del colore abbagliata da bianchezze fantasmatiche riprende il tema della patina temporale, della ruggine. In queste Soglie poi Apostoli sembra spostare l’asse del suo discorso visivo di alcuni gradi, fissando questa volta la vita di strada, l’incessante transito umano tra i luoghi urbanistici, ma con la medesima attenzione all’impermanenza tanto degli esseri quanto della location, pervasa da un bianco che pare retroilluminato. Come in un light box le Soglie divengono scatole visuali condotte all’eccesso, a un’ incandescenza concettuale, opere fortemente lavorate dall’artista che lascia affiorare nel candore i tratti incisivi della scena: segnali stradali, panchine, scalinate, piazze, profili di edifici e tra questi persone rese con la rapidità di una silhouette impressionista, esseri di cui ci si perde a indovinare il tragitto, l’inquietudine, la fretta, tra personalità del singolo e sua, quanto nostra, inessenzialità. 

 

 (Paolo Donini)

 

 

 

 

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