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Laudomia INTRO
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Laudomia                                 

 


 

 UN FILM DI       DARIO  APOSTOLI

 DURATA           19’58” ITALIA 2012

 GENERE           POCKET FILM SPERIMENTALE (mobile experimental film)                                                     >> vai al film


 

 


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Immagini tratte dal film "Laudomia"                                                                                                                                >> vai alle fotografie

 

 

Sono molte le similitudini fra le città dei vivi e quelle dei morti. Palazzi e cimiteri si somigliano.  E il  flusso umano  vive  fra  essi. Allora  non  solo  le  forme  dell’architettura  finiscono  con  l’assomigliarsi.  Anche  nel flusso stesso della vita fra apparizione  e scomparsa le differenze si assottigliano.

Flusso indivisibile in cui tutto si fonde in perpetuo mutamento. A volte questa corrente entra in contraddizione con l’ambiente, diviene preda dell’egocentrismo, del materialismo, e produce disarmonie, caos, solitudini collettive; ma c’è anche una moltitudine umana più pura, semplice, primordiale, non ancora assoggettabile, ancora o sempre giovane per entrare nel sistema, vicina all’esistenza come energia pura in divenire.

 

L’eterno fenomeno della nascita e della morte si rivela come il moto della marea: che s’innalza e s’inabissa, si manifesta e torna in latenza. Vita e morte in perpetuo ciclo, senza fine. Due aspetti che coesistono. Mai divisi. La vita è come sogno. Transita velocemente come un granello di sabbia in una clessidra, trascorre dal futuro al presente, lambisce fuggevolmente la consapevolezza del tempo, giunge all’assenza di ciò che è passato.  

 

(Dario Apostoli)


 

 

Per la realizzazione del film, ho tratto ispirazione da un racconto di Italo Calvino:


“Ogni città, come Laudomia, ha al suo fianco un'altra città i cui abitanti si chiamano con gli stessi nomi: è la Laudomia dei morti, il cimitero. Ma la speciale dote di Laudomia è d'essere, oltre che doppia, tripla, cioè di comprendere una terza Laudomia che è quella dei non nati. Le proprietà della città doppia sono note. Più la Laudomia dei vivi si affolla e si dilata, più cresce la distesa delle tombe fuori delle mura. Le vie della Laudomia dei morti sono larghe appena quanto basta perché giri il carro del becchino, e vi s'affacciano edifici senza finestre; ma il tracciato delle vie e l'ordine delle dimore ripete quello della Laudomia viva, e come in essa le famiglie stanno sempre più pigiate, in fitti loculi sovrapposti. Nei pomeriggi di bel tempo la popolazione vivente rende visita ai morti e decifra i propri nomi sulle loro lastre di pietra: a somiglianza della città dei vivi questa comunica una storia di fatiche, arrabbiature, illusioni, sentimenti; solo che qui tutto è diventato necessario, sottratto al caso, incasellato , messo in ordine. E per sentirsi sicura la Laudomia viva ha bisogno di cercare nella Laudomia dei morti la spiegazione di se stessa, anche a rischio di trovarvi di più o di meno:spiegazioni per più di una Laudomia, per città diverse che potevano essere e non sono state, o ragioni parziali,contraddittorie, delusive. Giustamente Laudomia assegna una residenza altrettanto vasta a coloro che devono ancora nascere; certo che lo spazio non è in proporzione al loro numero che si suppone sterminato, ma essendo un luogo vuoto,  circondato da un'architettura tutta  nicchie e rientranze e scanalature,  e potendosi attribuire  ai  non nati la dimensione che  si vuole,  pensarli grandi come topi o come bachi da seta o come formiche o uova di formica, nulla  vieta  di  immaginarli  ritti o  accoccolati su ogni aggetto o mensola  che sporge dalle pareti, su ogni capitello plinto, in fila oppure sparpagliati, intenti alle incombenze delle loro vite future, e contemplare in una sbavatura del marmo l'intera Laudomia di qui a cento o mille anni, gremita di moltitudini vestite in fogge mai viste, tutti per esempio in barracano color melanzana, o tutti con piume di tacchino sul turbante e riconoscervi i discendenti propri e quelli delle famiglie alleate e nemiche, dei debitori e creditori, che vanno e vengono perpetuando i traffici, le vendette, i fidanzamenti d'amore o d'interesse. I viventi di Laudomia frequentano la casa dei non nati interrogandoli; i passi risuonano sotto le volte vuote; le domande si formulano in silenzio:  ed è sempre di sé che chiedono i vivi,  e non di quelli che verranno;  chi si preoccupa di  lasciare illustre memoria di sé, chi di far dimenticare le sue vergogne; tutti vorrebbero seguire il filo delle conseguenze dei propri atti; ma più aguzzano lo sguardo, meno riconoscono una traccia continua; i nascituri di Laudomia appaiono puntiformi come granelli di polvere, staccati dal prima e dal poi. La Laudomia dei non nati non trasmette, come quella dei morti, una qualche sicurezza agli abitanti della Laudomia viva, ma solo sgomento. Ai pensieri dei visitatori finiscono per aprirsi due strade, e non si sa quale riserbi più angoscia: o si pensa che il numero dei nascituri superi di gran lunga quello di tutti i vivi e tutti i morti, e allora in ogni poro della pietra s'accalcano folle invisibili, stipate sulle pendici di un imbuto come sulle gradinate d'uno stadio, e poiché a ogni generazione la discendenza di Laudomia si moltiplica, in ogni imbuto s'aprono centinaia di imbuti ognuno con milioni di persone che devono nascere e protendono i colli e aprono la bocca per non soffocare; oppure si pensa che anche Laudomia scomparirà, non si sa quando, e tutti i suoi cittadini con lei, cioè le generazioni si succederanno fino a raggiungere una cifra e non andranno più in là, e allora la Laudomia dei morti, e quella dei non nati sono come le ampolle d'una clessidra che non si rovescia, ogni passaggio tra la nascita e la morte è un granello di sabbia che attraversa la strozzatura, e ci sarà un ultimo abitante di Laudomia a nascere, un ultimo granello a cadere che ora è qui che aspetta in cima al mucchio”.                                                      

Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

 

 

(Note: ripreso dal greco Laodameia, Laudomia significa "che doma il popolo") 

 

 

 

 

 

 

 

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